Festeggiamo Don Bosco il 31 gennaio, lo ricordiamo nella data della sua morte, avvenuta a Torino il 31 gennaio 1888.

La figura di don Bosco nell’immaginario collettivo

L’8 dicembre 1844, don Giovanni Bosco inaugurava nella periferia di Torino un “oratorio” dedicato a san Francesco di Sales. Da tre anni ormai, egli radunava ogni domenica e durante le feste i ragazzi che incontrava nelle strade e nei cantieri della città. L’opera “salesiana”, che allora era soltanto agli inizi e che egli chiamò oratorio, ricordando l’Oratorio fondato a Roma nel secolo XVI da san Filippo Neri, era destinato all’educazione di giovani spesso molto sprovveduti.

L’ispirazione di don Bosco a Francesco di Sales

La figura di san Francesco di Sales, pastore zelante e amabile, missionario eroico nelle vicinanze della Ginevra protestante, autore di libri famosi come la Filotea e il Teotimo, catechista dei fanciulli, direttore spirituale ricercato e fondatore con santa Giovanna di Chantal dell’ordine della Visitazione, indubbiamente gli piaceva.

Francesco di Sales era un nobile sabaudo, studiò a Parigi e Padova prima di consacrarsi al signore come sacerdote. Pastore instancabile prima fu nominato coadiutore del vescovo di Ginevra per poi diventare a sua volta vescovo. Il tempo in cui visse Francesco di Sales fu il tempo in cui la Chiesa affrontava la Riforma e ripartiva dal Concilio di Trento.

San Francesco di Sales fu un grande comunicatore che raccontava in modo semplice e chiaro la fede utilizzando piccoli manifesti che facevano informazione venendo distribuiti a tutti o affissi ai muri. Per questo motivo Pio XI proclamò il 26 gennaio 1923, nell’enciclica Rerum Omnium, Francesco di Sales patrono di “tutti quei cattolici che, con la pubblicazione di giornali o di altri scritti illustrano, promuovono e difendono la cristiana dottrina” e per questo è patrono dei giornalisti e degli scrittori per la sua genialità nel comunicare.

Don Bosco fondatore dell’Oratorio

L’Oratorio voleva essere il luogo dove i giovani e i ragazzi, spesso lasciati al proprio destino e drammaticamente a rischio, potessero trovare dei Padri che si prendevano a cuore la “salvezza” dei figli. In un clima di autentica “famiglia”: luogo dove ci si accoglie, ci si stima, ci si difende, ci si aiuta a crescere insieme, ci si ama, ci si perdona, ci si orienta con passione verso gli stessi ideali, considerati vitali ed essenziali.

Il panino con la mortadella

In due fette di pane e mortadella è racchiuso il mistero più profondo di un uomo che ha donato la vita ai giovani e grazie al quale i giovani, oggi, recano in sé un germe spesso inespresso di miracolo.

Non basta che i giovani siano amati: essi devono sapere di essere amati, e la conoscenza dell’amore passa attraverso la cura e le attenzioni

È un cibo sacro e santo insieme, perché è il cibo di Don Bosco, la merenda che offriva ai suoi ragazzi mentre giocavano in oratorio. Talvolta quella merenda era l’unico pasto della giornata per molti ragazzi.

Sistema 0-6 anni, le nuove linee pedagogiche

Di recente è stato pubblicato il documento ufficiale con le nuove linee pedagogiche per il sistema integrato 0-6. Le linee guida, elaborate dalla Commissione nazionale per il Sistema integrato di educazione e di istruzione costituita ai sensi del decreto legislativo n. 65 del 13 aprile 2017, sono state approvate e sottoposte a un’ampia consultazione con tutti i soggetti interessati per poi diventare lo strumento di orientamento per lo sviluppo qualitativo del settore.

Il Sistema integrato di educazione e di istruzione garantisce a tutte le bambine e i bambini, dalla nascita ai sei anni:

  • pari opportunità di sviluppare le proprie potenzialità di relazione,
  • autonomia,
  • creatività e apprendimento per superare disuguaglianze, barriere territoriali, economiche, etniche e culturali.

Le Linee pedagogiche non sostituiscono gli attuali documenti programmatici vigenti per la scuola dell’infanzia, bensì rappresentano una cornice di riferimento pedagogico e il quadro istituzionale e organizzativo in cui si colloca il sistema educativo integrato dalla nascita fino ai sei anni per favorirne lo sviluppo e il consolidamento.

Le Linee si compongono di sei parti; la prima e la sesta hanno un taglio più istituzionale, il cuore del documento è più prettamente pedagogico

Il filo rosso che ha ispirato l’intero documento e che percorre trasversalmente le sei parti è rappresentato dalla centralità del bambino nel processo educativo e dai valori fondanti:

  • partecipazione,
  • accoglienza,
  • rispetto dell’unicità di cui ciascuno è portatore.

Le accelerazioni, le anticipazioni, i “salti” non aiutano i bambini nel percorso di crescita individuale, ma li inducono a rincorrere mete individuate per loro dagli adulti. Ciascun bambino, con la sua unicità e diversità, deve essere al centro dell’azione educativa e protagonista del suo percorso di sviluppo.

Spazio alle competenze emotive

Lo psicologo americano H.Gardner nel sostenere le sue tesi sulle intelligenze multiple teorizzò l’esistenza di sette intelligenze: linguistica, matematica, intrapersonale, interpersonale, cinestetica, musicale e visivo-spaziale; in seguito aggiunse l’intelligenza naturalistica ed infine ipotizzò l’ intelligenza esistenziale, non escludendo che in futuro se ne potessero individuare altre forme.

Le nuove linee pedagogiche del Sistema 0-6 anni, introducono per la prima volta il tema delle competenze emotive. La concezione pluralistica dell’intelligenza rappresenta una svolta importante rispetto alle teorie del passato.

Il nido e la scuola dell’infanzia sono contesti che forniscono ai bambini occasioni diversificate d’interazione, permettendo loro di ampliare il proprio repertorio di competenze emotive, cognitive e sociali. Gli educatori instaurano relazioni equilibrate, empatiche e attente a favorire l’autonomia nell’interdipendenza.