C’è un istante, nel caos della vita quotidiana, in cui tutto sembra scorrere normalmente. Ma sotto la superficie, nelle stanze dei nostri figli o nei loro silenzi a tavola, si muove un mondo che spesso non riusciamo a decifrare. È proprio di questo “invisibile” che si è parlato giovedì 12 marzo tra le pareti accoglienti della Scuola Girasole, durante l’evento dal titolo evocativo: “NON È NULLA: Vedere l’invisibile nella genitorialità”.
Il coraggio di dire “non ho visto”
Il punto di partenza è stato un libro che non lascia indifferenti: “Quello che non ho visto arrivare”. È la testimonianza di Giorgio Perinetti, volto noto del calcio italiano, che insieme al giornalista Michele Pennetti ha messo a nudo la propria anima. Non si è parlato di schemi tattici o di calciomercato, se non come sfondo a una vicenda familiare profonda e, a tratti, dolorosa.

Il racconto di Perinetti è diventato un ponte, un’occasione per riflettere su quanto sia difficile, a volte, conciliare il successo pubblico con le fragilità del privato. Michele Pennetti, intervenendo sull’opera, ha sottolineato come il libro sia nato dall’esigenza di trasformare un dolore personale in una lezione collettiva: “Il calcio è un mondo di certezze e risultati immediati, ma la vita familiare non segue le stesse regole. Scrivere questo libro è stato un modo per dire che la fragilità non è una colpa, ma un segnale che chiede ascolto”.
Sotto la guida attenta e sensibile di Sara Pasculli, l’incontro si è trasformato in un salotto di riflessione. La partecipazione di Maria Colucci, psicologa e psicoterapeuta, ha permesso di tradurre il dialogo in strumenti pratici per i genitori presenti.
“Spesso diciamo ‘non è nulla’ per rassicurare noi stessi più che i nostri figli,” è emerso durante il dibattito. Ma quel “nulla” è spesso il seme di un disagio che aspetta solo di essere visto. La dottoressa Colucci ha invitato la platea a “leggere l’invisibile”, prestando attenzione non solo alle parole, ma ai cambiamenti improvvisi, ai ritiri sociali, a quei piccoli segnali che sono grida d’aiuto silenziose.
L’evento ha toccato corde emotive profonde, ricordandoci che essere genitori oggi significa, più di ogni altra cosa, essere “osservatori attenti”. Michele Pennetti ha ribadito un concetto fondamentale: l’importanza di non sentirsi mai arrivati. “Il rischio più grande è pensare che, se tutto appare calmo in superficie, allora tutto stia andando bene. Dobbiamo avere il coraggio di guardare dove fa male”.
Una comunità che si ascolta
La serata alla Scuola Girasole non è stata solo la presentazione di un libro, ma un momento di comunità vera. I genitori presenti hanno condiviso sguardi, dubbi e, in qualche caso, lacrime, portando a casa una consapevolezza nuova: l’invisibile si vede solo con il cuore aperto e senza il pregiudizio del “successo a tutti i costi”.
Perché, come ci ha insegnato questa serata, quando un genitore impara a vedere ciò che non è immediatamente visibile, non sta solo aiutando un figlio: sta ricostruendo un legame che nessuna tempesta potrà spezzare.


