La natura è uno strumento per l’educazione. Oggi sempre di più, le esperienze all’aria aperta rappresentano un modo estremamente utile per la formazione delle giovani generazioni.

Alla scuola Girasole si sperimentano da anni nuovi modi di “crescere”, privilegiando attività che si svolgono al di fuori di quattro mura

Interazioni che permettono ai bambini di sviluppare numerose capacità e abilità. I benefici dell’outdoor education permettono di accrescere le capacità sociali dei bambini e delle bambine che, messi in un contesto diverso da quello dell’aula scolastica, sono spinti a stare in relazione con se stessi e con gli altri in modo differente. Inoltre, alcune attività aumentano la consapevolezza verso i temi del rispetto dell’ambiente, della percezione del sé nel mondo e della salute di corpo e mente.

Stare all’aria aperta insieme ai propri coetanei, permette di migliorare le capacità di socializzazione dei bambini in un contesto di rispetto reciproco e cura e attenzione per l’ambiente circostante.

Alla scuola Girasole i progetti ambientali sono parte fondamentale dell’offerta formativa. Piantare un seme in campagna, vederlo crescere, prendersene cura, i piccoli dimostrano come sia possibile prendersi cura della natura attraverso azioni concrete.

Hanno persino realizzato, un “Bee Hotel” una sorta di rifugio artificiale che simula i luoghi di nidificazione e svernamento delle api e degli altri insetti impollinatori. Non solo, perché una volta realizzato hanno pensato bene di donarlo alla Masseria Elia, nell’agro tra Mottola e Martina Franca, dove ha sede la l’Oasi del WWF, approfittando per vivere un’esperienza immersiva tra la natura e gli animali, circondati dai cavalli murgesi che sono simbolo del territorio.

Bee Hotel realizzato da Girasole

 

Prendersi cura dell’ambiente

Sempre più, nella scuola dell’infanzia, è importante fissare gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’Onu, che prevede una serie di azioni da mettere in campo per tutelare il futuro delle future generazioni.

Rispetto ai livelli preindustriali la temperatura media del Pianeta è aumentata di 0,98 °centigradi e la tendenza osservata dal 2000 a oggi fa prevedere che, in mancanza di interventi, potrebbe arrivare a +1,5 °C tra il 2030 e il 2050. L’impatto del riscaldamento globale è già evidente: il ghiaccio marino artico è diminuito in media del 12,85% per decennio, mentre i registri delle maree costiere mostrano un aumento medio di 3,3 millimetri del livello del mare all’anno dal 1870.

In una serie di rapporti dell’ONU, migliaia di scienziati e di revisori statali hanno convenuto che limitare l’innalzamento della temperatura globale a non più di 1,5°C ci aiuterebbe a evitare gli effetti climatici peggiori e a mantenere un clima vivibile.

I cambiamenti climatici possono incidere sulla salute, sulla capacità di coltivare cibo, sull’alloggio, sulla sicurezza e sul lavoro di tutti noi. Alcune persone sono già più vulnerabili agli effetti climatici, ad esempio coloro che vivono in piccole nazioni insulari e in altri paesi in via di sviluppo. Fenomeni quali l’innalzamento del livello del mare e l’intrusione salina si sono intensificati tanto da indurre intere comunità a trasferirsi e siccità prolungate stanno esponendo le persone al rischio di carestia. In futuro si prevede un aumento dei “rifugiati climatici”.